Come difendersi da una minoranza che, nonostante gli sforzi delle autorità, rifiuta ogni genere di integrazione? Gente che sente di dovere obbedienza esclusivamente alla legge del clan, all’omertà di gruppo, e non ha mai riconosciuto le convenzioni e le norme della nostra società. Gente che tra i suoi membri conta un numero di pregiudicati di gran lunga superiore alla media. Che se la sposti da un quartiere, da una zona della città, subito va ad accamparsi da un’altra parte. Che approfitta della condizione di cittadino comunitario per godere di tutti i diritti derivanti da quello status, ma evidentemente non è altrettanto disposta a onorare le regole della convivenza, a rispettare gli altri, a soggiacere alle stesse leggi che governano la vita quotidiana di milioni e milioni di lavoratori onesti. Gente che, dovunque vada, suscita inevitabilmente, perfino al di là delle proprie intenzioni, un clima diffuso di paura e di sospetto. Gente che anche nella diversità dei vestiti, delle acconciature, degli atteggiamenti, non può che alimentare l’insicurezza sociale, turbare la vita pacifica dei nostri quartieri, destabilizzare quell’ordine che è condizione fondamentale per fare dell’Italia, finalmente, un Paese normale.
Insomma, in breve: che fare dei sempre più frequenti raduni di neonazisti?

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