Si chiudano in fretta, per cortesia, le celebrazioni del Sessantotto, onde evitare di dover leggere opinioni come quella di Giovanni Belardelli sul Corriere, secondo il quale ‟la marijuana, pianta simbolo del Sessantotto… è tra le cause dell’aumentata sterilità maschile”. Si ignorava, fin qui, che la cannabis fosse ‟simbolo del Sessantotto”, e si pensava piuttosto che la cultura dello spinello, sottogenere socievole e grullo della più tenebrosa e solitaria cultura dello sballo, appartenesse piuttosto alla permanente voglia di ubriachezza che permea l’Occidente consumista da una cinquantina d’anni almeno, compreso questo e compreso il prossimo. Invece no, da Sarkozy al terrorismo, dalla droga al dogmatismo, dal carrierismo cinico al solidarismo scemo, oggi è molto trendy scaricare tutto e il suo contrario sul groppone del Sessantotto, che come dice la grafia non è più un anno ma un Numero, un Demone, una Profezia funesta.
Naturalmente è possibilissimo che la cannabis (così come il gin-fizz, gli eccessi di porchetta, le gimkane in auto, i traumi infantili) contribuisca alla sterilità. Ma forse perché ho già dato, forse perché non voglio soccombere alla malinconia infinita di vedermi circondato da italiani reazionari che dicono cose reazionarie, mi farei volentieri un cannone da un etto pur di assentarmi per qualche ora da questo triste paesaggio.

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