Ma le prostitute, i migranti, gli zingari, i senza dimora e i senza ruolo, con la loro scia di marginalità, di reati, di disperazione e di "pericolosità sociale", non sono sempre esistiti? Non sono sempre state infestate di mendicità e di ladri, di sesso "sporco" e di devianza, le grandi città del mondo? La New York delle origini raccontata da Scorsese e quella di West Side Story, la Londra sordida e infida di Dickens, la Napoli brulicante e sfasciata della Serao, la Milano elemosinante e cenciosa di Carlo Porta, sono invenzioni letterarie oppure ogni società ha avuto in sorte la sua dose fisiologica di devianza, di insicurezza, di miseria e di sangue? Da quando, di grazia, esistono società di tutti belli tutti ricchi e tutti gentilissimi?
Me lo chiedo perché, in Italia, la questione pare di recentissimo conio, come se un governo Mastro Lindo avesse d’un tratto snidato lo sporco e si apprestasse a distruggerlo. La brava gente (definizione che uso senza ironia) ha sempre cercato di difendersi riparandosi sotto l’ombrello della legge, ma questa repentina smania di igiene totale, di cancellazione del Male, ha qualcosa di sinistro e di patetico. Di sinistro perché il Male in questione ha forma umana, e non è che lo si può annegare nell’ammoniaca. Di patetico perché, come sanno bene le massaie di lungo corso, il sogno della Pulizia Finale è vano e frustrante. Crea nevrosi, e in fondo alla nevrosi la depressione.

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