Non si trovano neanche le parole per commentare il nuovo, ennesimo tentativo del blocco di potere berlusconiano di fiaccare la magistratura, mandare al macero un po’ di carte giudiziarie, garantire impunità. È un assedio ormai quasi ventennale, imperterrito, stremante, legislatura dopo legislatura, se lo rintuzzi di qua lui riprova di là, se sventi un attacco frontale lui lo fa laterale. A strillare sono sempre gli stessi, siamo sempre gli stessi, minoranza del paese e di un’opinione pubblica che ha scelto di attingere le sue fonti a debita distanza dalle nostre postazioni. E se ne frega altamente delle nostre preoccupazioni e delle nostre repliche, che sono sempre le stesse esattamente come sempre la stessa è la strategia anti-giudici.
Viene da invidiare la spavalderia, la contentezza con la quale Berlusconi fa il Berlusconi, senza avvertire ombra di stanchezza per la monotonia disperante del suo sogno di impunità. Dobbiamo prendere esempio da lui almeno in questo: non preoccuparci di essere ripetitivi, di ricalcare da precedenti articoli, precedenti sussulti politici la solita vecchia solfa sulla separazione dei poteri, l’indipendenza della magistratura, l’integrità della Costituzione. Poiché siamo costretti a essere, chissà per quanto, il pappagallo di noi stessi, facciamolo con più serenità, visto che lui è l’instancabile pappagallo di se stesso.

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