Confesso di avere avuto un piccolo attacco di papismo. È stato quando Benedetto XVI, sia pure con la prosa azzimata e circonvoluta che distingue tutte le burocrazie, ha implicitamente risposto picche al divorziato Berlusconi che pretendeva, tra gli altri benefits già in sua dotazione, di poter fare la comunione. Ora: se uno si iscrive a un’associazione, ne rispetta le regole. E le regole di Santa Romana Chiesa, si sa, sono quelle che sono: il matrimonio per i cattolici è un sacramento ed è indissolubile. Il divorziato può umiliarsi, come spiega il Papa con il sottile sadismo della Verità Rivelata, osservando a debita distanza "la grazia eucaristica", come l’affamato cui viene negato il sollievo di nutrirsi, e come il reietto la cui colpa va illustrata davanti all’intera comunità. Ma non può mettersi in fila davanti al prete: è un cattolico di serie B.
Ora: detto che la fede in Dio può benissimo essere tutt’altra cosa rispetto a questa griglia impietosa di precetti e usanze, non c’è dubbio che se uno vuole appartenere alla Chiesa di Roma, il regolamento è questo. Un signore gaudente e impenitente che, con il panama in testa, pretende di essere cattolico senza pagare pegno, e per giunta riscuotendo i dividendi politici di questa sua improbabile devozione, merita che gli si dica cortesemente che no, non si può. La botte piena e l’ex moglie ubriaca non si può avere, nemmeno se si è Berlusconi.

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