È sempre più struggente udire il capo dello Stato invitare a "un clima più sereno", mentre tutto intorno volano cocci e insulti. Un tempo ne avrei sorriso, parendomi la serenità una condizione degna dei pigri e dei conformisti. Oggi, visto il clima e fatta la mia esperienza di vita, l’invito alla serenità di un vecchio, prudente, savio uomo politico che il destino ha reso padre putativo di noi tutti, assume alle mie orecchie un suono più profondo, più spesso.
Sereni non siamo, se non in rare e consolanti pieghe della vita privata. La vita pubblica è resa sempre più astiosa dall’inimicizia e (soprattutto) dall’impotenza, la scena mediatica è predisposta, per sua natura anche mercantile, a ingigantire ogni problema e ogni disgrazia, il menù quotidiano del cittadino è irto di vecchi soprusi e nuove tracotanze. Credo che anche il Presidente, quando invoca serenità, non la creda a portata di mano. Ma evidentemente ritiene suo dovere, suo disperato dovere, simulare per conto di noi tutti una remota possibilità di requie, di toni bassi, di rispetto. Non è ascoltato e non lo sarà, ma è importante che ci sia, se non altro per ricordarci che in fondo alla vita tutto appare meno grave, già consumato, più risaputo.

Torna alle altre news >>