La Curia bolognese si è molto risentita per alcuni slogan ostili risuonati nel corso del Gay Pride. Volgari o solamente irridenti che fossero, quegli slogan (e altri simili) sono tipici della dialettica politica di piazza: la Chiesa ci si dovrà abituare per il semplice fatto che di quella dialettica, negli ultimi anni, è parte attiva e anzi attivissima. Chi sceglie di fare politica non può pretendere di farlo senza pagare pegno a ciò che la politica è: scontro di idee, non sempre educato, non sempre edificante, tra fazioni in lotta.
Con l´eccezione della breve stagione del Sessantotto, che non risparmiò alcuna istituzione e alcun potere, gli slogan anticlericali nei cortei sono una novità piuttosto recente. La Chiesa era considerata anche dai non credenti altra cosa rispetto alla politica. Le si faceva credito di una certa universalità, la si collocava fuori dall´agone pubblico, si dava per scontato il canale privilegiato con la Dc ma l´onda d´urto della polemica non riguardava mai il clero, riguardava direttamente i democristiani. Se tutto questo è cambiato, e piuttosto bruscamente, è perché i vescovi italiani parlano moltissimo di politica e molto meno di religione: oppure parlano di religione solo per derivarne le loro esternazioni politiche. Se si scende in campo, può capitare di sporcarsi la tonaca: lo sanno bene i preti di quartiere, ci si abituino anche i vescovi.

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