Dal tigì di Sky. Testuale. Giornalista: "E lei, come si difende dal caldo?". Vecchietto: "Cerco de sta’ all’ombra". Sublime riassunto dell’intera epopea mediatica sulla famosa "emergenza afa", ore di telegiornale che approdano inevitabilmente al dialogo di cui sopra. Il bello è che nel frattempo si sciolgono Artide e Antartide, i ghiacciai diventano palta, la scienza cerca di trovare il bandolo di un mutamento climatico profondo e allarmante, le istituzioni mondiali indicono convegni e finanziano studi. Ma di tutto questo, che è studio della realtà, che è scienza, che è politica, a noi arriva in genere, tramite video, solo una stanca parodia urbana: il pediluvio nella fontanella, il turista che ordina una birra alla Obelix, il pensionato che suggerisce di rimanere all’ombra e il medico nutrizionista che, con aria grave, raccomanda di preferire il melone al bollito misto. Fino all’irresitibile "meglio indossare vestiti leggeri" che riecheggia ogni anno, e ogni anno puntualmente annoto per la gioia di quei lettori che amano le ricorrenze.
Ci ha appena lasciati il venerabile, umile, grande Mario Rigoni Stern. Senza disporre di troupe e palinsesti, per capire che il mondo non gode di ottima salute gli bastava fare due passi nel bosco accanto a casa. Non sono i mezzi, dunque, a fare la differenza. È lo sguardo. È la sua intelligenza delle cose.

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