A quanto pare il ministro Tremonti non abbassa le tasse per gli stessi identici motivi del suo predecessore, il feroce Padoa-Schioppa: il Paese non se lo può permettere, la coperta è troppo corta. La differenza sta solamente nelle due propagande elettorali che precedettero questa inevitabile lesina: in materia fiscale il serio Prodi non promise niente, il demagogo Berlusconi promise tutto. Tremonti, che forse tra le righe della sua smisurata autostima trova spazio per un’ombra di imbarazzo, si rende conto che non è carino avere prima giurato che era finita l’epoca dello Stato strozzino, e subito dopo avere abiurato. Così, come vago rimbalzo della propaganda spergiura del suo capo, annuncia che le tasse diminuiranno solo "quando arriverà il federalismo fiscale". Veramente noi si era capito che, laddove è già arrivato, il federalismo fiscale non ha fatto scendere di un centesimo il totale delle tasse. Ma probabilmente Tremonti, che è un ideologo vecchio stile, quando dice "federalismo fiscale" intende qualcosa di radioso e ineffabile, un po’ come il Sol dell’Avvenire per i nostri poveri avi socialisti e comunisti che lo attesero invano. Un bel giorno udremo una musica soave, il cielo si farà radioso e l’aria profumerà di polenta e rose: sarà arrivato il federalismo fiscale, e scenderemo in strada abbracciandoci commossi come in un film di Frank Capra.

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