Il sedicente "regista splatter" arrestato per stupro a Firenze insieme a sei altri giovani compari ha avuto l’immeritato onore di vedere riportate su quasi tutti i giornali le immagini dei suoi lavoretti, ispirati (dice lui) dal satanismo e dalla tequila. Vernice rossa a litri e occhi strabuzzati: così qualunque imbecille può approdare su YouTube. Come in precedenti vicende finite altrettanto male, con vittime innocenti e colpevoli da quattro soldi, colpisce, anzi stordisce, la gratuita imbecillità con la quale si frequenta il Male. Non serve essere Dante, ma bisognerebbe essere almeno Stanley Kubrick, o per vie più pop Dario Argento, per maneggiare una materia così densa senza fare la figura del poveraccio. Il problema è: quale tipo di selezione o di vaglio, oggidì, tutela i poveracci dalla loro propria mediocrità, e peggio dalla propria esaltazione che spesso sfocia in violenza e dolore (altrui)? Si esalta Internet perché "non ha filtri", e si capisce quanto di buono questa estrema fluidità porti con sé quanto a libertà e diritto di parola. Ma perfino la più sciamannata delle assemblee, il più lasco dei club, il più scadente dei movimenti politici innesca, a un certo punto, il salutare rigetto degli elementi da strapazzo, sepolti dalle pernacchie o allontanati da vigilanti nerboruti. Se a questo sciagurato qui, come a tanti altri, qualcuno avesse suggerito per tempo che non era all’altezza di Satana, e nemmeno della tequila, forse farebbe il ragioniere.

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