Per consolarsi dell’evanescenza della sinistra, aiuta molto misurarsi con l’evidenza della destra. Sul rotocalco rosa ‟Chi” (divenuto, negli ultimi mesi, rivista di orientamento teorico del blocco berlusconiano, tal quale fu Rinascita per il Pci), la Gregoraci in Briatore prende posizione sul ventilato ingresso della Santanchè nel partito di Berlusconi. Costei si era detta pentita delle sue notti al Billionaire, ed è su questa discriminante ideologica che la signora Briatore si schiera con decisione, accusando la rivale di ‟incoerenza politica”. Nel frattempo il "coordinatore di Forza Italia", tal Verdini, apre alla Santanchè, pur non specificando se la ripulsa del Billionaire faccia curriculum oppure no. Di contro si fa sentite Gasparri, dichiaratore tra i più assidui, accusando il Verdini di essere sensibile al fascino femminile della Santanchè, ‟più una questione ormonale che politica”. Ora: non è indispensabile, per fare politica, discutere di dialettica hegeliana. Non è nemmeno obbligatorio, però, cimentarsi in dibattiti così sdruciti, sputandosi addosso le olive del Martini. Istantanee in costume da bagno corredano la discussione ai vertici. Il partito che si ispira a Luigi Einaudi (tanto è morto) è diviso sul Billionaire. Al prossimo congresso (dovranno pure farne uno, entro il Tremila) attesa una mozione sulle infradito: anche di sera, o solo in spiaggia?

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