Diplomatici, ministri, capi di Stato, generali di tutto il pianeta e di tutti i secoli hanno vanamente tribolato nel ginepraio della politica estera, producendo inimicizie e guerre a catena, e inutili trattati, ponderosi documenti e saggi spazzati via come foglie secche dal primo sparo. Oggi tutto questo è solo un penoso ricordo. Silvio Berlusconi ha di molto semplificato una materia così complessa e ostica, con un espediente tanto semplice da farci dire: possibile che nessuno ci avesse pensato prima?
Eppure è facile. Berlusconi è filo-russo, filo-americano, filo-francese, filo-tedesco, filo-libico, filo-israeliano, filo-arabo, filo-cinese, filo-georgiano, filo-giapponese, filo-scandinavo. È amico dei caucasici, cordiale con i pakistani, intimo degli indiani, sensibile ai tibetani, ben disposto con brasiliani e argentini, e ha in animo di inaugurare una durevole collaborazione con uruguagi, indocinesi, australiani, lapponi e africani. Lo si può reperire, sorridente e affabile, sotto le tende dei dittatori nomadi, nelle limousine dei presidenti democratici, nelle dimore dei despoti asiatici, in isbe, castelli gotici, igloo, piroghe da cerimonia, caverne con tappeti, suite con frigobar, casotti di caccia nella foresta, grattacieli, regge, piattaforme arboree, monasteri, sempre ugualmente intento a stringere mani e firmare carte benevole. Basta dire che tutti hanno ragione, e per incanto il mondo placherà i suoi furori, e si aprirà una nuova stagione di pace e di cravatte in regalo.

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