Non è vero che ci si abitua a tutto. Ho avuto un sussulto (di pena, di disagio) vedendo il socialista Cicchitto annunciare al Tg1, con gongolante autorevolezza, che il voto amministrativo ai lavoratori immigrati non è nei piani del governo. Cioè annunciare l’esatto contrario di quanto il socialismo intendeva, il rafforzamento e l’estensione dei diritti di chi lavora, lo spirito cosmopolita come antidoto alla grettezza nazionalista, il sogno di un nuovo mondo di eguali o almeno di quasi eguali: tutte cose delle quali Cicchitto, da giovane, avrà forse inteso parlare.
Non mi fa specie che un governo di destra, con un partito xenofobo che ne è parte autorevole, neghi a un immigrato che lavora da anni in Italia, paga le tasse, rispetta le leggi, il diritto di eleggere il suo sindaco. Ma che socialisti di rivendicata matrice (Cicchitto, Brunetta, Bonaiuti, Guzzanti, Sacconi) siano entusiasti portabandiera del governo più a destra d’Europa, non è neanche uno scandalo: è uno scherzo di natura. Ancora inspiegato, forse perché inspiegabile, forse perché, nel gran dibattito sulla crisi della sinistra, si è omesso di indagare sul naufragio ideologico, e se posso aggiungere anche umano, del socialismo italiano, il cui assurdo esito conduce Cicchitto, ex sinistra socialista, a rappresentare quasi ogni sera in televisione, ripetendone le parole e lodandone le intenzioni, l’uomo più ricco, più potente e più a destra d’Italia.

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