Miss Italia contro le Veline: era il menù televisivo degli italiani venerdì sera, con le due reti ammiraglie (Raiuno e Canale 5) affratellate da quello che Gad Lerner definisce giustamente "modello pornografico televisivo". Comunque la si pensi (a me i concorsi di miss, più che osceni, paiono decrepiti come l’Italietta che li esprime), in serate così è impossibile non porsi la domanda cruciale: se veramente esista un "popolo" così strapaesano, così represso, così inerte da meritarsi in simultanea ben due parate di cosce e gridolini; oppure se la televisione italiana, con una scelta lucidamente reazionaria, non abbia deciso di perpetuare (perché è comoda, e anche docile) un’idea di Italia con cultura rasoterra e ambizioni da dopoguerra.
È passato mezzo secolo (un’eternità) da quando Visconti raccontò in Bellissima quelle stesse pulsioni sociali, e mortificanti trafile, che ancora oggi animano concorsi e selezioni di ragazze. L’ipocrisia di Raiuno cerca di mascherare il tutto con qualche foglia di fico "attitudinale" che costringe le miss a desolanti prove verbali. Il cinismo di Mediaset neanche ci prova, calando il tutto in un piccolo, gongolante party a base di ormoni e sghignazzi. Se cambiare canale (o paese) per molti di noi è consueto e facile, si pensa con angoscia ai poveri cristi e alle povere criste che hanno meno opzioni, meno difese, meno protezione. La televisione odia il popolo.

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