È stato un inatteso conforto accorgerci, in questi giorni, che a sbrigare le faccende di Alitalia (e speriamo molte altre) non è stato Berlusconi, ma il gran ciambellano Gianni Letta, uomo il cui potere (grande) è comprovato dalla totale assenza dagli schermi televisivi. Mentre il premier era impegnato in un breve e meritato ricovero in un centro anti-stress, tra massaggi defatiganti e decotti di licheni che ci auguriamo gli siano stati applicati con un esorbitante sovrapprezzo, è stato Letta, per unanime ammissione, a stringere i bulloni cigolanti dell’affaire. La breve assenza del capo dell’esecutivo ha dunque coinciso con un sostanziale passo in avanti. Possiamo considerarla una coincidenza? Certamente sì. Ma anche no, per il semplice fatto che qualche residua illusione dovremo pure averla. L’opzione Letta rientra tra queste illusioni: ci piace immaginarlo al lavoro, silenzioso e concreto, mentre il suo capo partecipa a inutili summit raccontando barzellette a capi di Stato che educatamente sorridono, oppure passeggia in uno dei suoi parchi fioriti assieme a fanciulle devotissime, o suda sulla cyclette di qualche resort per miliardari anziani. Eventuali meriti, comunque, poi se li prenderà Berlusconi, vantandosi nei telegiornali. E noi capiremo che Letta, come tutti i veri potenti, manda in televisione il suo portavoce.

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