Bisognerebbe trovare un neologismo per sostituire la vecchia e impropria parola "regime". Non è facile, perché la nuova parola dovrebbe riuscire a descrivere ciò che è quasi indescrivibile: per esempio, un presidente del Consiglio (per gli acquisti) che suggerisce agli imprenditori di non dare più pubblicità alla Rai, colpevole di dare ‟un’immagine deprimente della realtà”. Meglio dare i quattrini alle sue televisioni, più spensierate e ridanciane. Anche "conflitto di interessi", rispetto a una roba del genere, è una definizione vecchia e inadeguata. Perché ai porci comodi di carattere economico si somma una concezione del paese, dei cittadini, della società, semplicemente umiliante. Gente che va tenuta allegra, crisi o non crisi, come si fa con i bambini, perché continui a consumare e obbedire senza farsi distrarre da inutili preoccupazioni e malevoli dubbi instillati da artisti degenerati e media faziosi, che vanno puniti chiudendo i rubinetti. Una specie di riedizione orwelliana del «tutto va ben madama la marchesa», dell’ottimismo di regime (ops, mi è scappato). L’azzeramento culturale come obiettivo numero uno per garantirsi la docilità di massa. Dispero che esista qualche authority o qualche istituzione ancora in grado di dire quanto sia grave e offensivo che un premier che vive di pubblicità cerchi, abusando del suo ruolo, di danneggiare la concorrenza (tra l’altro, un’azienda pubblica). è uno scandalo. Ma forse anche la parola scandalo non è più adeguata...

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