Non è certo al di sopra di ogni sospetto la decisione del ministero della Pubblica Istruzione di "riesaminare" la posizione del figliolo di Bossi, bocciato all’esame di maturità. Una specie di inedita Cassazione scolastica sarà appositamente istituita per il Senaturino, con tanto di ispettore che riesaminerà il caso. Neanche la famiglia Gava, ai bei tempi, avrebbe potuto tanto. Ci si domanda che fine abbiano fatto i fieri propositi di "severità", di richiamo all’ordine e alle regole, che il governo sbandiera ogni trenta secondi. E viene in mente Giorgio Amendola che, nelle sue memorie, racconta che il padre andava dai suoi professori pregandoli di bocciarlo perché non studiava abbastanza e se lo meritava. Davvero un’altra Italia, e un’altra classe dirigente. Nelle stesse ore in cui il figlio di un potente riusciva a ottenere, magari senza neanche averlo chiesto, il classico aiutino, a Roma un padre umile e sconosciuto costringeva suo figlio a imboccare la via opposta: quella giusta. I genitori di uno dei giovani bulli che hanno pestato a sangue un cinese, dopo avere preso il figlio per il bavero lo hanno portato dal sindaco Alemanno per scusarsi di fronte a tutta la città. Non hanno accampato pretesti o balbettato giustificazioni. Almeno un caso in cui la società è davvero più civile (molto più civile) del Palazzo.

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