Si calcola che, causa recessione, il mercato pubblicitario sarà, il prossimo anno, in netta contrazione. Vogliamo fare una scommessa? La Rai sarà penalizzata dal calo della pubblicità molto più di Mediaset. Per il semplice fatto che i grandi inserzionisti, specie adesso che l’aiuto pubblico ridiventa essenziale per salvare la pelle, molto difficilmente vorranno contrariare l’azienda di proprietà del capo del governo. Del resto, a illustrare quasi umoristicamente l’andazzo, vale l’incredibile decisione di "risarcire" con una frequenza della Rai Europa Sette, l’emittente che non può trasmettere perché le sue frequenze sono state occupate da Rete Quattro. Tutto questo, per altro, rientra nella questione, oramai cassata, liquidata, cancellata, omessa, del conflitto di interessi. Soltanto nominarlo equivale a iscriversi nel novero dei faziosi, dei pignoli, dei rompiscatole che remano contro. E’dunque molto improbabile che qualche authority, qualche istituzione, qualche ostinato sognatore voglia verificare, di qui a qualche mese, se per caso il calo degli investimenti pubblicitari sia scaricato quasi per intero sul servizio pubblico. C’è sempre qualcuno che si occupa di spiegare che questa caricatura della concorrenza leale è il libero mercato. Libera volpe in libero pollaio, diceva Che Guevara: ma si sa, era comunista.

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