Si sente parlare sempre più spesso di Berlusconi al Quirinale, e per quanto vaghe o casuali siano queste voci, in fondo servono a rendere ordinaria e credibile un’ipotesi che per qualche milione di italiani è, al contrario, agghiacciante. Ma forse "agghiacciante" non esprime compiutamente il sentimento di definitiva umiliazione e di totale spaesamento che darebbe, a una vasta e dignitosa minoranza di italiani, vedere la Repubblica rappresentata da un signore che ne ignora - semplicemente ne ignora - il significato stesso e le ragioni fondanti, a partire dall’antifascismo e dalla Costituzione che ne è figlia. Un conto è vincere le elezioni e diventare premier a nome di una parte del paese: chi perde se ne dispiace, ma la democrazia è questa. Altro conto è vedere rappresentata l’unità nazionale e lo Stato, nel loro complesso, da un uomo che ha spaccato in due il Paese come nessun altro nella storia (se non Mussolini), ha una statura etica molto discussa, confonde i cittadini con i clienti e non ha mai avuto chiara la differenza tra interessi pubblici e faccende private. L’elenco dei demeriti potrebbe allungarsi, e forse anche quello dei meriti, stilato a cura del suo staff e dei suoi milioni di tifosi. Niente e nessuno potrebbe mai lenire, però, il sentimento di fine della Patria che in qualche milione avremmo vedendolo salire al Colle.

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