Poiché - da tempo - ci tocca consolarci con molto poco, ho avuto un moto di sollievo leggendo le misurate parole del ministro dell’Interno Maroni a proposito di studenti e polizia. Benché il nostro premier ami circondarsi di famigli, portavoce, reggicoda, maggiordomi, in una sola parola di dipendenti, evidentemente non è ancora riuscito a pagare personalmente lo stipendio alla totalità dei suoi alleati. Qualche uomo di governo attinge ancora il proprio reddito dalle casse dello Stato (per questo, del resto, vanno difesi i dipendenti pubblici) e non direttamente dal padrone d’Italia. Tra questi deve esserci il ministro Maroni, che alla notizia di una sua "convocazione" a corte per ricevere istruzioni circa l’ordine pubblico, ha cortesemente fatto presente che il ministro dell’Interno è lui, e dunque rivendica una qual certa competenza, e responsabilità, su quelle forze dell’ordine che Berlusconi voleva disporre qua e là per l’Italia come il bambino, durante l’estasi ludica, fa con i soldatini.
Noi non abbiamo un’opinione precisa sul ministro Maroni, ma in compenso ne abbiamo una precisissima sui Berlusconi. Il nostro pregiudizio nei suoi confronti è oramai così robusto, e forse irragionevole, che se le eventuali manganellate fossero la manganellate di Maroni e non quelle di Berlusconi, diremmo, a costo di mentire, che sono meno dolorose.

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