Tra le righe della baraonda di ieri, che ha visto riaprirsi le pagine più losche della nostra storia di piazza, si registrano le nuove voci governative in favore dei finanziamenti alle scuole private. Che questo sia l’obiettivo non sorprende: basta leggere la stampa di destra per capire che la scuola pubblica è considerata il ricettacolo di tutti i virus "anti-nazionali", professori politicizzati e scrocca-stipendio, programmi tendenziosi in quanto non ancora asserviti al revisionismo vincente, studenti somari e impuniti. Insieme alla Rai (colonizzata da uomini di Berlusconi in parte ma non del tutto) la scuola pubblica è vista come l’inespugnabile ed esecrabile bastione della vecchia Italia repubblicana, laica e antifascista, in una parola sola l’Italia della Costituzione.
Quanto ai somari, un’annotazione. Con poche e nobili eccezioni le scuole private, in questo Paese, sono sempre state il loro rifugio, specie se si trattava di somari ricchi. Chi non ce la faceva nelle scuole di Stato, riparava in qualche scuoletta dalla retta esosa e dai voti generosi, che diplomava i figli di papà. Probabile che tra esponenti e ministri di questa destra così furiosamente anti-statale ci sia qualcuno di loro, che a distanza di venti o trent’anni ha potere bastante per sdebitarsi di quei diplomi facili, di quell’istruzione prezzolata. Purché si sappia che il regolamento dei conti non è contro la sinistra. È contro la cultura.

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