Alcune notizie sulla vita politica di questo paese hanno, al meglio, la forma del paradosso, al peggio quella della pazzia. Come se non una, ma molte rotelle fossero fuori uso, e pensieri scarrucolati circolassero indisturbati. Non credo, per esempio, che esista un paese al mondo nel quale un partito di governo consideri "offensivo" distribuire la Costituzione nelle scuole. A pensarci bene non è neanche una notizia politica: è una specie di monstrum antropologico, di primato assurdo come l’uomo che ha mangiato un chilometro di wurstel o la donna con la barba più lunga. Ecco, siamo anche noi nel Guinness grazie al primo partito di governo che odia la Costituzione e la bandiera nazionale, atteggiamenti in genere tipici di piccole accolite sovversive, o gruppi di paranoici con lo schioppo in cantina che si cercano e si trovano su Internet. Qui no, qui da noi è un partito al governo a schifare i simboli della nazione, a odiare la capitale. È il suo leader (stimatissimo da quasi tutti i commentatori) ad avere esortato a mettere la bandiera nel cesso. Sono suoi esponenti che considerano un insulto diffondere la Costituzione a scuola.
Che di una deriva mentale si trattasse, e che non coinvolgesse solo la Lega, ma l’intera comunità nazionale, lo si poteva intendere quando si cominciò (tutti!) a parlare tranquillamente di Padania: un paese inesistente, inventato, nominato da tutti come se fosse vero. Cose - appunto - da matti.

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