Una spedizione punitiva di una trentina di fascisti contro la Rai (colpevole di avere trasmesso, a ‟Chi l’ha visto?”, immagini degli scontri di piazza Navona nelle quali si distinguono i volti di alcuni giovani picchiatori) è un fatto gravissimo e mai accaduto prima. Specie se l’aggressione è seguita da telefonate di minacce: ‟Vi aspettiamo sotto casa”.
Peccato che la stessa Rai, vittima di un’intimidazione così sfrontata e violenta, non aiuti i suoi utenti a capire la sostanza di quanto è accaduto. Il suo notiziario più seguito e autorevole, il Tg1, nell’edizione dell’una e trenta dava notizia dell’irruzione in via Teulada, e rimandava in onda le immagini dei giovani fascisti in piazza Navona, senza specificare la matrice politica delle due aggressioni. Uno spettatore ignaro poteva benissimo pensare che si trattasse di "facinorosi" della parte avversa, tranne che per un labile indizio indiretto: veniva citato un comunicato di Forza Nuova, comunque successivo ai fatti. Può darsi che la parola "fascista" turbi l’aplomb istituzionale del Tg1. Ma non si poteva, per onor di cronaca, usare uno dei tanti eufemismi disponibili? Estremisti di destra? Ultras neri? Qualcosa, insomma, che spiegasse meglio al pubblico che proprio di quello si trattava, non di altro? Vero che non bisogna soffiare sul fuoco. Ma almeno chiamarlo fuoco, quando scotta?

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