Solo un ingenuo come me (vedi Amaca dell’altro ieri) poteva dare per scontato che il senatore Villari si sarebbe subito dimesso. E mi consola solo in parte constatare che di uguale ingenuità ha dato prova lo stato maggiore del Pd quasi al completo.
A frittata fatta, cioè a Villari insediato per conto del governo e non certo per conto di chi lo ha eletto senatore, mi pongo una domanda molto semplice: ma come diavolo li scelgono, i "loro" uomini, i capi del centrosinistra? Posto che oramai nessuno degli eletti viene indicato dai cittadini, e dunque si tratta di pure e semplici nomine interne alle varie agenzie politiche nazionali (partiti, lobbies, potentati economici ecc.), non potrebbero almeno scegliersi (come fa Berlusconi) degli yes-men, dei domestici, dei dipendenti, nella migliore delle ipotesi dei "fedeli alla linea"? La politica ha avocato a sé il diritto di autogovernarsi, autoscegliersi, autopromuoversi. Che almeno ci risparmi lo spettacolo penoso di un eletto di centrosinistra che diventa docile pedina del centrodestra: già abbiamo avuto diversi precedenti, tra i quali il mortificante De Gregorio, perché insistere? E se Villari, come pare, non ha alcuna intenzione di mollare la poltrona, non dovrebbe dimettersi, o almeno scusarsi pubblicamente, chi lo ha messo in Senato?

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