A proposito dell’esclusione "ad personam" del segretario della Cgil da un vertice tra governo, Confindustria e sindacati, il commento più serio e preoccupato non viene dagli altri due leader confederali, ma dalla segretaria dell’Ugl (il sindacato "di destra") Renata Polverini. Di questa giovane signora pensiamo da tempo quasi tutto il meglio possibile. Ma ieri Polverini ha superato se stessa: invitata telefonicamente dal premier ha declinato, sostenendo che queste cose hanno sedi e modi istituzionali da tutelare, lontani un miglio - aggiungiamo noi - dal disbrigo privato e amicale che Berlusconi cerca di imporre a tutte o quasi le faccende pubbliche. Con l’aggravante, in questo caso, dello sgarro punitivo riservato alla "nemica" Cgil (comunisti! comunisti!), perché la totale confusione tra pubblico e privato conduce spesso il premier a confondere i conflitti politici con offese e favori personali. Quanto a Bonanni e Angeletti, come reciterebbe un titolo di cronaca, "è giallo": negano di essere mai stati a quel vertice, e poiché la loro parola va considerata quella di gentiluomini, bisogna concludere che la notizia di agenzia che li descrive mentre escono dal retro di Palazzo Grazioli è mendace. Rimane il problema della loro mancata difesa del collega Epifani. I due si sono messi nelle condizioni, domani, di non difendere neanche se stessi: quando toccherà a loro, se non obbedienti, di essere esclusi dal tavolo (imbandito) delle trattative.

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