Le fesserie di Berlusconi su Obama hanno fatto passare quasi inosservata la sostanza della sua visita all’amico Putin: il cordiale consenso del capo del governo italiano per l’attacco russo in Georgia. Una posizione che si direbbe senz’altro antiamericana, e che scatenerebbe più di qualche polemica tra alleati, se solo qualcuno la prendesse sul serio. Ma a Washington, evidentemente, sanno benissimo che se Berlusconi, anziché con Putin, fosse stato con Bush, avrebbe dato ragione a lui sulla Georgia come su tutto il resto: perché tra le chiacchiere da viaggio del nostro premier e la politica estera non c’è alcun rapporto. Un anziano signore che gira il mondo, ormai da anni, dichiarandosi amico di tutti e d’accordo con tutti, raccontando le barzellette già scartate da Gino Bramieri, fornendo alle agenzie di stampa solo qualche scampolo di folklore, non è considerato in grado di dire alcunché di notevole o di grave. Solo per noi italiani (e neanche tutti), solo nella piccolissima porzione di pianeta che abitiamo, Berlusconi è un problema serio, e spesso una presenza umiliante. Per il resto del mondo è solo un piccolo italiano leggero che consolida tutti i luoghi comuni sulla leggerezza degli italiani. Uno che è contento se attorno a sé vede ridere, e non si rende conto che è di lui che stanno ridendo. Né lo stuolo di maggiordomi che lo circonda, benché lautamente pagati, ha il coraggio di dirglielo.

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