"Berlusconi è come Videla", sbotta Tonino Di Pietro. Poiché Videla era un signore che faceva torturare e uccidere gli avversari politici, il paragone appare leggermente sovreccitato, e fa riflettere, più che su Berlusconi, sullo stesso Di Pietro. Ma soprattutto colpisce che una così animosa denuncia scaturisca dalle vicende della Commissione di Vigilanza sulla Rai. Questione seria, per carità, ma almeno per adesso senza spargimento di sangue. E non tale, con tutto il rispetto per quella Commissione, da poter decidere da sola le sorti della democrazia. Una più lucida analisi dei fatti avrebbe consentito a Di Pietro di capire che la mossa di Berlusconi (nominare lui un presidente di sinistra, sfilando di tasca a Veltroni una delle poche prerogative rimaste all’opposizione) più che da dittatore è da furbacchione. Nessuno può escludere che a Berlusconi lo status di dittatore dispiacerebbe. Ma se è con mosse come questa che intendesse diventare Imperatore del Mondo, abbiamo buone probabilità che non ci riesca. La furbata di eleggere Villari per spiazzare Veltroni non è riuscita a spiazzare né Veltroni né Villari, ai quali per parare il colpo è bastato ignorarlo. Siccome viviamo tempi duri, di tensioni vere, e di piazze agitate, sarebbe meglio calibrare i giudizi: se Di Pietro evoca Videla per un trucchetto come questo, che farà per le future nomine Rai, chiamerà i caschi blu?

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