Tra le tante emozioni dell’Obama Day, rimane forte l’ammirazione per la lealtà e la signorilità di McCain. Si dice sia frutto di un’identità nazionale molto più solidale e unita della nostra, ma non ne sarei così certo: non risulta una grande condivisione di identità tra un reazionario dell’Alabama e un attivista per i diritti civili, o tra Bruce Willis e Woody Allen. E difatti buona parte della folla repubblicana, sotto il podio, ha fischiato le parole pacificatrici di McCain. Più probabile che McCain sia conscio delle responsabilità di un leader, che non consentono slittamenti verso gli umori più foschi del proprio elettorato: il McCain che leva il microfono alla sua supporter razzista impedendole di insultare Obama è lo stesso McCain che onora il suo nuovo presidente. In chiave nostrana, più che lamentare l’assenza di un Obama, è l’assenza di un McCain che dovrebbe preoccuparci. La leadership della destra italiana (con pochissime eccezioni) non solo non smorza, ma al contrario esalta molti dei peggiori umori del suo elettorato, e a volte (vedi Berlusconi) li innesca. È una classe dirigente spesso più estremista dei suoi elettori, in larga parte moderati. Nella destra italiana le parti sono invertite: dovrebbe essere un supporter di destra savio e responsabile a dover levare il microfono a Berlusconi o a Bossi.

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