Si risente la vecchia solfa della sinistra lugubre e della destra ottimista. C’è del vero, nel senso che la lettura del mondo, a sinistra, è tradizionalmente critica, e per esempio nel crollo di una putrella sulla testa di una classe scolastica vede le responsabilità dell’uomo e non l’incidentale malevolenza del Fato. La vecchia cultura di destra, quella severa e pessimistica che non si faceva illusioni sulla natura umana, avrebbe sostanzialmente concordato. (Sola differenza politica: la destra avrebbe condannato il putrellista a pene più ruvide, la sinistra, più filantropica e grulla, avrebbe perorato il recupero sociale del colpevole).
Oggi è tutto diverso. La destra, che inspiegabilmente ha deciso di adottare l’entusiasmo da pianerottolo dei piazzisti, non gradisce i criticoni, li ritiene disfattisti e infine lascia intendere che le putrelle cadrebbero di meno se solo le si sapesse guardare con maggiore ottimismo e benevolenza. Poiché nessuno aspira al malumore, a noi di sinistra piacerebbe molto riuscire, per contagio, ad assumere lo sguardo spensierato e fattivo di questa destra rifatta e adrenalinica. L’unico dubbio è il comportamento delle putrelle: di fronte all’unanime ottimismo di destra e sinistra finalmente unite, collaborerebbero anche loro al bene comune? Rinuncerebbero a collassare? Parteciperebbero al nuovo miracolo italiano?

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