Anche il Tg1, sulla scia del telegiornale di Sky, apre ai video amatoriali, nel nome del modernissimo equivoco dell’"informazione orizzontale". L’effetto YouTube, nella cornice professionale e super-tecnologica dei tigì, è parecchio triste. Immagini sgranate e affannose che si giustificano solo in casi di eventi e catastrofi epocali (Ground Zero ripresa dai passanti) ma diventano patetiche se documentano la nevicata sul tetto di fronte, la tracimazione di un rigagnolo o la cerimonia di laurea del cognato. Sfugge il senso di questa informazione assembleare, se non per il richiamo populistico, la lusinga del venditore alla sua clientela, o ancora il pomposo tentativo di promuovere l’audience a "comunità", come su Internet.
Ma un telegiornale è un telegiornale. Il pane lo fanno i fornai, i violini i liutai, le case gli ingegneri, la partita i calciatori, le scarpe i calzolai, il rogito i notai, il telegiornale i giornalisti. Questo promuovere a "informazione dalla parte degli utenti" dei filmini naif, più che di democrazia sa di paternalismo. È il buffetto che una potente casta professionale concede ai non addetti, che vengono doppiamente ingannati: illudendoli di essere "anche loro giornalisti", e rifilandogli un pezzo di telegiornale "dal basso" molto più scadente di quello dall’alto.

Torna alle altre news >>