L’opinione dominante è sempre stata che lui scriveva canzonette pop tipo "Obladi-Obladà", mentre John Lennon era l’anima politica dei Beatles, quello che sentiva il richiamo dell’impegno, del pacifismo, della ribellione. Ma quasi trent’anni dopo la morte di John, e ancora più tempo dopo lo scioglimento dei "Fabulous Four", Paul McCartney ribalta questa visione, sostenendo di essere stato lui, non John, a politicizzare il più famoso gruppo rock di tutti i tempi. Lo afferma dalle pagine della rivista più intellettuale del Regno Unito, il mensile Prospect, in una lunga intervista-confessione a un ex-compagno di studi, nella quale rivela che un giorno dei primi anni Sessanta andò a bussare alla porta del filosofo anti-militarista Bertrand Russell, ricevette una lezione sugli orrori della guerra in Vietnam e tornò poche ore dopo agli studi discografici di Abbie Road come un uomo cambiato. «Raccontai ai ragazzi, in particolare a John, dell’incontro con Russell e spiegai loro quanto fosse sbagliata la guerra in Vietnam», dice il cantante, lasciando intendere che, da quel momento, i Beatles abbracciarono il movimento pacifista. Anticipata ieri in prima pagina sul Sunday Times, l’intervista ha provocato reazioni immediate, per lo più sconcertate, a Londra. «Penso che Paul stia cercando di riscrivere la storia dei Beatles, ora che John non c’è più», commenta senza mezzi termini Alan Clayson, autore di biografie separate di tutti e quattro i membri della banda. «Sia John che Paul erano interessati a quello che stava succedendo nel mondo, ma non sono affatto sicuro che sia stato Paul a politicizzare John», gli fa eco Spencer Leigh, che ha appena scritto un libro sugli inizi dei Beatles. Tariq Alì, lo storico di origine pachistana che fu trai leader del movimento contro la guerra del Vietnam in Gran Bretagna, è altrettanto scettico: «Non ricordo niente di simile. Può darsi che McCartney abbia incontrato Bertrand Russell, ma noi del movimento non avemmo mai alcun contatto con Paul». Il Sunday Times sottolinea che fu Lennon a scrivere brani come "Revolution" e "Give peace a chance", mentre McCartney scrisse la sua prima canzone di protesta, "Give Ireland back to the Irish", solo dopo lo scioglimento del gruppo, quando diventò un cantante solista. Nell’intervista, lui la racconta così: «Stavamo cominciando a diventare famosi, quando un giorno qualcuno mi disse che il filosofo Bertrand Russell viveva lì vicino, a Chelsea. Presi un taxi e bussai alla sua porta. Mi accolse in modo favoloso. Mi informò sul Vietnam, di cui i giornali non parlavano ancora molto, mi spiegò perché era una guerra sbagliata. Ricordo che quella sera andai agli studios e raccontai agli altri dell’incontro e del Vietnam». Per questo, aggiunge, durante il tour in America i Beatles criticarono la guerra in Vietnam: «A quel punto eravamo diventati sostenitori del movimento pacifista», dice Paul. E conclude: «Quando mi chiedono se la musica può cambiare il mondo, rispondo di sì. Forse noi abbiamo seminato un po’ di responsabilità in questo senso per coloro che sono venuti dopo. Per gente come Geldof e Bono, a cui abbiamo passato il megafono».
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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