I soldi, le feste, la conquista di un proprio posticino nei piani alti della società. La benevolenza e i regali degli amici potenti. E la sensazione di non dover più bussare a quelle porte che, quando si era giovani, erano sempre chiuse. E l’orgoglio di "avercela fatta", un sentimento sempre in bilico tra legittime ambizioni e stupide vanità.
È questo il clima che racchiude e racconta i nuovi scandali politico-affaristici di Napoli e altrove. Identico il meccanismo di seduzione che il potere e i soldi esercitano su chi se li vede passare accanto. In più, magari, la sorpresa di scoprire così vulnerabili, così indifese, le nuove leve di una sinistra un tempo moralista (anche se non fu affatto indenne da Tangentopoli) e oggi soprattutto a-moralista, e cioè, perduti i vecchi criteri di giudizio, incapace di produrre un proprio autonomo stile, o almeno varianti credibili alle pulsioni gaudenti e monocordi dei nuovi ceti di successo. È come se la scelta fosse tra essere smorti ed esclusi, oppure vivi e conformisti, per poi ritrovarsi collusi senza nemmeno essersene resi conto, perché la vita, le risate, le persone simpatiche, le luci accese erano proprio là, dove non ci si fanno troppi scrupoli, e ogni minimo rovello morale puzza subito di moralismo guastafeste. Ma ci sarà un modo di essere vivi, e contenti di sé, anche con altre maniere, altri metodi e altre compagnie?

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