In questi giorni plumbei, in questo clima greve e pericoloso, confesso di essere debitore al premier del solo istante di ilarità che sono riuscito a concedermi. È stato quando Berlusconi, nel corso di un discorso da brividi che lo mette in rotta di collisione con il Quirinale, ha discettato sulla "fornitura" di cibo e acqua a E.E. (scrivo le sole iniziali per non sentirmi partecipe dello scempio politico di quel nome e di quel corpo). "Fornitura", specie se pronunciato con la forte cadenza meneghina del premier, è un termine da magazziniere di una ditta di ferramenta. Berlusconi intendeva probabilmente "somministrazione" o altro, ma il suo animus aziendalista, come sempre gli accade, ha avuto la meglio. Posto che sia un eversore, un aspirante dittatore (anzianotto, ormai: o si sbriga o non farà più in tempo) o semplicemente un demagogo autocrate, uno che parla di "forniture di cibo e acqua" è destinato a rimanere, idealmente, ancorché multimiliardario, un milanese che lavora in ditta. Non so dire se questo sia solo il dettaglio comico di una possibile tragedia, o il limite che impedirà alla tragedia di compiersi, conservandoci a lungo nello stato di pubblico di una gigantesca commedia.

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