Il fatto che il numero degli stupri (almeno quelli denunciati) sia diminuito, mentre l’insicurezza percepita è aumentata, chiama certamente in causa il cinismo della politica governativa, che sull’emergenza securitaria ha costruito le sue fortune. Ma chiama in causa anche i media, soprattutto telegiornali di (quasi) ogni ordine e grado, che paiono strumentati apposta per orchestrare i "fortissimo" a base di adrenalina e spavento, e molto poco dotati di quei toni pacati e razionali che sono il solo vero metro della realtà.
Interessa ancora a qualcuno, la realtà? O è troppo poco appetibile per alimentare gli strilli cubitali, i titoloni branditi come clave, le varie "breaking news" che irrompono ansiogene sullo schermo anche quando si tratti di un delitto di paese (notizia a una colonna sui giornali nazionali dei bei tempi), il florido mercato horror che atterrisce ed entusiasma il popolino eccitabile e maldicente che stiamo diventando? Di orrido, nella cronaca nera, ci sono soprattutto i capannelli di fruitori, le comari e i guardoni che affollano i processi per dire "ooooh" quando entra l’imputato (io sarei un giudice molto poco democratico: farei sistematicamente sgomberare l’aula, possibilmente dai carabinieri a cavallo). Parafrasando il Marino (poetastro, non per caso), ‟è del giornalista il fin la maraviglia”? O è l’intelligenza del reale?

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