Se non avete niente di meglio da fare, potete sempre andare a Padova e unirvi a una delle quattro ronde segnalate l’altra notte in città. Oppure farne una quinta, secondo i vostri gusti personali, occupando una delle numerose matrici politiche ancora vacanti: smentendo il maggioritario le ronde nascono secondo i vecchi criteri proporzionali, ci si imbranca per singoli partiti e dunque le quattro ronde padovane sono ancora poche. Quasi intenerisce l’intenzione di Maroni di regolamentare le ronde secondo criteri civici e dunque non partitici. L’idea sarebbe anche giusta: ma a partire dai suoi elettori leghisti, che i media immortalano in tristi capannelli notturni di omoni corpulenti con spassose pettorine giallo-verdi, è impensabile che un pur minimo criterio di concittadinanza affratelli i rondaioli. Più probabile una spettacolare deriva alla West Side Story (qualcuno dovrebbe scrivere la colonna sonora), con sganassoni e muggiti ostili tra gruppi rivali. Non per insegnare il mestiere a Maroni, ma l’adrenalina di tutti questi maschi pattuglianti andrebbe forse amministrata mettendo a frutto la lunga esperienza dei vari palii e quintane. Organizzare tornei in costume tra le diverse ronde potrebbe anche far bene al turismo. Con posto di pronto soccorso e un premio offerto dalla pro-loco. Collegamenti televisivi per le fasi più pittoresche degli sconti.

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