Nessuno sa dove stia davvero il limite tra libertà d’espressione e tutela delle persone, o dei gruppi sociali, che da quella libertà ricevono offesa. Il caso dei negazionisti (o, qui in Italia, la sempre più frequente e impunita apologia del fascismo) ci mette di fronte a due "istinti" civili in distonia tra loro: l’istinto di garantire la parola a tutti, l’istinto di difenderci dalle smaccate offese alla verità storica e a milioni di vittime.
Poiché questo limite non è preciso, né condiviso, ci si regola secondo la propria sensibilità. Confesso di avere quasi esultato alla notizia che Beppino Englaro ha deciso di querelare, tra gli altri, quel cardinale Barragan che gli aveva dato reiteratamente dell’assassino. Spero che il cardinale non si nasconda dietro il suo status gerarchico. Che risponda da cittadino a cittadino. Che opponga la sua coscienza di singola persona a quella di Englaro, che ha agito da solo, si è esposto da solo, non ha avuto né voluto paramenti "laici" o partitici dietro cui nascondersi. Nel difficile caos che ci fa da habitat morale e culturale, ognuno di noi è solo, e se può contare sulla solidarietà di molti (è il caso di Englaro ma, temo, anche di Barragan) non può più concedersi il discutibile lusso di agire al riparo di un’ideologia o di una fede che gli facciano da alibi. Barragan faccia l’uomo e non il cardinale. Non si difenda tirando in ballo il suo Dio, che per fortuna del cardinale non potrà deporre.

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