Si apprende che il cosiddetto gigolò Helg Sgarbi, condannato a Monaco di Baviera (sei anni) per avere estorto denaro alle sue ricche e deboli amanti, ama sua moglie "più di ieri meno di domani", formulazione così patetica da non trovare più posto neanche sui cartigli dei Baci Perugina. Si ignora se la moglie ricambi, ma il forte sospetto è che sì, ricambi. Il complesso di Penelope è l’alibi perfetto per i tanti Ulisse di risulta che combinano casini in giro per il mondo certi che almeno un’assoluzione, quella della moglie in perenne attesa, alla fine la otterranno. E questo rende meno tenero il giudizio sulle tante pie donne che sopportano e perdonano, perché il loro ruolo è del tutto complementare alla gaglioffaggine del loro maschio. Se il loro perdono è la condizione che rende più agevole la catena di meschinità e di furbizie ai danni delle amanti (altre donne: e la sorellanza, signora Sgarbi?) viene voglia di chiamarle a correo, magari per favoreggiamento. Il bambino che sopravvive in ogni maschio necessita di una mamma che soffre tanto e piange spesso, ma alla fine abbraccia e consola, riama e riaccoglie. Così nasce l’esercito delle mogli-mamme. Chissà se la signora, pure se lusingata dal giuramento di eterno amore di cotanto fedifrago, ha almeno il dubbio che sarebbe molto più sano, per lei e per lui, mandarlo a fanculo, scusate il latinismo.

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