Si legge: "Mai così in basso dall’87". "Mai così poveri dal 75". E si fa uno sforzo di memoria per ricordare come eravamo, nell’87 e nel 75, se con le toppe al sedere e la pellagra. Forse la memoria fa brutti scherzi, e indora ogni pillola: ma no, non avevano le toppe al sedere e neanche la pellagra. E allora, inevitabilmente, viene da riflettere su tutti questi numerini, su tutti questi ossessivi parametri, su questa retta infinita che doveva portarci in non si capisce quale empireo e invece si è piegata come un ferro fradicio, e tende al basso. E l’unica cosa che capiamo davvero è questi numerini sono ingannevoli e infidi, puri simulacri. Che non ci descrivono: intanto perché un povero e un ricco non contano gli stessi soldi nel 2009 esattamente come nel 75, e poi perché mancano all’appello tutte le altre unità di misura, maniere di vivere, bisogni mutati e qualcuno anche mutageno, aspirazioni, percezione del mondo. Perché nel 75, per esempio, Wall Street magari era ancora smilza e lungi dalla sua folle lievitazione, ma il futuro era ancora un bene disponibile persino per i poveri. Lo era come idea e anche come esperienza concreta, a portata di mano. Mentre il futuro, nel 2009, vive sequestrato da qualche parte, e nessuno sa dire dove. E dunque: come ipotesi di lavoro, e forse anche di benessere, non voglio più leggere numerini per un paio di settimane almeno.

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