A Modena un signore con evidenti turbe ha dato fuoco a una quindicina di gipponi, prima di essere acciuffato. Molto sgradevole e molto pericoloso. Fortunatamente, a introdurre nell’emergenza cittadina un momento di divertimento, è intervenuto il locale capo del Pdl, l’avvocato Enrico Aimi, che ha deciso di denunciare la chiara matrice politica del piromane: "non vorrei che ci fosse dietro una forma di lotta di classe".
L’Aimi, che è proprietario di un gippone tra i più terrifici che il mercato mette a disposizione, deve avere della lotta di classe un’idea molto personale: è di destra possedere il gippone, di sinistra incendiarlo, di centro intervenire con l’estintore gridando "si salvi chi può". A noi la lotta di classe fa venire in mente gli scioperi di fabbrica, a lui il rischio che qualcuno gli righi il Cayenne. Si riapre l’annosa questione delle "due Italie": come conciliare la sensibilità di chi ha letto il risvolto di copertina di qualche libro, con la sensibilità (ugualmente degna, sia chiaro) di chi si è formato leggendo "Quattroruote"? Mi propongo come mediatore: leggo da una vita "Quattroruote", ma non disdegno altre branche minori dello scibile umano, come le scienze sociali e la storia. Si rassicuri, avvocato Aimi, la lotta di classe può ancora essere fermata, o almeno parcheggiata in doppia fila.

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