Gli uomini del governo (ultimi, ieri, Fabrizio Cicchitto e Sandro Bondi) danno ragione a Napolitano a prescindere, anche quando pronuncia evidenti richiami, o rimproveri, al governo stesso. Se a Torino, citando quel Norberto Bobbio che la destra ebbe tra i suoi bersagli prediletti, il Capo dello Stato mette in guardia contro le tentazioni autoritarie, ecco Bondi plaudire, e Cicchitto congratularsi vivamente. L’appiglio dialettico, ovviamente, esiste: è quando Napolitano, in coda al suo discorso, accenna alla possibilità di modificare la seconda parte della Costituzione (non la prima, che è quella che Berlusconi definì "sovietica"). Tanto basta al nutrito staff di portavoce del premier per sorvolare sulla prima parte del discorso, decisamente disagevole per Berlusconi, e sbandierare la seconda, che effettivamente consente a Cicchitto di dichiararsi d’accordo.
È una strategia formidabile. Comporta lo sforzo (non inconsueto nell’Italia odierna) di omettere pezzi di discorso e pezzi di realtà. Ma permette di imbozzolare ogni sortita del Capo dello Stato in un soffice involucro di affettuosa simpatia, con il risultato di neutralizzarne gli aspetti sgraditi. La buona notizia è che il Quirinale, evidentemente, ha tanto potere quanto basta a considerare doveroso rispondergli. La cattiva notizia è che la risposta, spesso, sorvola sulla domanda.

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