‟I più grandi intellettuali del Novecento, da Pirandello a Baget Bozzo, non erano di sinistra”. La frase è attribuita al ministro della Cultura Sandro Bondi, in visita a Venezia. Nella fretta di salire sul vaporetto, Bondi deve avere molto sintetizzato il suo pensiero. Con tutto il rispetto per Pirandello e soprattutto per Baget Bozzo, ci piace pensare che Bondi sappia dell’esistenza, tra i grandi intellettuali "non di sinistra", di Gentile, Croce, Del Noce, Severino, Marinetti, Berto, Morselli e parecchi altri. Ci sarebbe poi un trascurabile elenco di intellettuali che, per usare lo schemino di Bondi, sono stati, per una serie di disgraziate circostanze, "non di destra". Gramsci, Pasolini, Eduardo, Calvino, Moravia, Pavese, Vittorini, Bobbio, Geymonat, Visconti, Rossellini e un altro centinaio di nomi che, se non furono al livello di Baget Bozzo, però ce la misero tutta. Il problema è che questo genere di hit-parade espone a sintesi molto precarie, specie se a Venezia tira un forte vento e gli appunti si scompigliano. Tanto è vero che lo stesso Bondi ha anche aggiunto di ‟non volere conoscere l’orientamento politico degli artisti, queste categorie appartengono al passato”. Se il Novecento è dunque sistemato (va da Pirandello a Baget Bozzo), dal Duemila in poi forse siamo esentati.

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