I rumori di palazzo dicono che il signor B. attribuisce alle sue vicende coniugali e alla vendita di Kakà la perdita di qualche punto elettorale. Sulla moglie ha torto: gli italiani, e specialmente gli italiani di destra, sono abbastanza maschilisti da considerare la signora B. come una moglie viziata e ingrata, e il signor B. come un simpatico seduttore. Su Kakà invece ha perfettamente ragione. Per la maggioranza degli italiani la politica è prima di tutto una fonte di donazioni e prebende. Si vota per il proprio vantaggio privato, e la famosa "cosa pubblica" rimane una vaga presenza sullo sfondo, per non dire il famoso "bene comune" che è considerato una strana diceria priva di alcun fondamento. Se poi, come nel caso del signor B. , politica e ricchezza coincidono (siamo l’unica democrazia al mondo nella quale l’uomo più potente e quello più ricco sono la stessa persona), molta gente considera dovuti almeno alcuni benefit. E si offende e si vendica se il paniere delle donazioni si assottiglia. Per la curva milanista (ma sarebbe lo stesso per altre curve) Kakà è un diritto, non una possibilità. E d’altra parte, se uno vuole portarsi da imperatore, non può non sapere che il pane e i circensi sono le briglie con le quali indirizzare la folla. Che altrimenti, alla lunga, lo disarciona.

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