Ha ragione chi lamenta, in Italia, una reazione molto tiepida dell’opinione pubblica attorno ai fatti iraniani. Se ne parla abbastanza, e i vituperati media per una volta assicurano una copertura piuttosto completa, e di buon livello. Ma nessuna reazione politica collettiva pare addensarsi attorno al disperato verde dei ragazzi e delle donne di Teheran, che hanno sulle spalle l’enorme peso della libertà. Non una bandiera ai balconi (se si teme che il verde, su al Nord, si confonda con altri verdi, basterebbe appendere una bandiera iraniana). Non un corteo di massa, non un presidio notevole, tale da attirare le telecamere dei telegiornali.
Forse il difetto della libertà reclamata a Teheran, al prezzo del sangue, è di essere libertà allo stato puro, una libertà basica, elementare, talmente universale da impedire in partenza apparentamenti politici. Libertà di vestirsi e pettinarsi come si vuole, di credere o non credere nelle virtù teologali imposte da preti arcigni, di sfilare il corpo delle donne dai ceppi patriarcali che lo stringono. Libertà e basta. Una libertà non più ideologica, non più di classe, non più di popoli oppressi dal colonialismo, ma di individui che non vogliono più obbedire a un’oppressione religiosa arcaica e violenta. Dove si comperano le bandiere iraniane? E perché nessuno le vende?

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