È molto probabile che Ahmadinejad abbia davvero vinto le elezioni: con qualche broglio tecnico e grazie a quel broglio gigantesco, e molto più complicato da smascherare, che è la manipolazione del popolo. La disperazione degli studenti e della borghesia urbana di Teheran, di fronte a un regime torvo e repressivo, è quella di chiunque creda nella libertà e nella democrazia. Ma, quanto a questo secondo aspetto (la democrazia), comincia a essere evidente che il suo esercizio formale è appena il primo gradino di una lunga scala che in Iran (e non solo) è ancora tutta da salire. Democrazia senza cultura, democrazia senza informazione, democrazia senza liberazione delle coscienze, democrazia senza libera circolazione delle idee, delle parole, delle immagini, è appena una cornice che oligarchie religiose oppure economiche possono riempire a loro piacimento, e magari a loro immagine.
Le plebi immense, povere e ignoranti che circondano la moderna città di Teheran incarnano la potenza della tradizione. Gli studenti che ascoltano clandestinamente la musica rock, per aspirazioni, costumi e speranze, sono il loro quasi esatto contrario. C´è da chiedersi se lo scontro cruento tra queste due antropologie possa davvero risolversi dentro la democrazia.

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