Pur conscio di essere passibile di disfattismo, non riesco a non dire che la vicenda del G8 all’Aquila ha risvolti irresistibilmente comici. L’idea che il signor Richter, già efferato despota delle vicende umane, possa con una scossetta non troppo rilevante costringere alla fuga precipitosa i potenti del pianeta, deve levare il sonno al signor B, che già dorme poco. In uno di quei dormiveglia antelucani che popolano di presagi ansiosi ogni insonne, sicuramente deve chiedersi chi accidenti glielo ha fatto fare. E appena gli torna in mente che è stato lui stesso, a farglielo fare, l’irritazione raggiunge l’acme: perché dare del cretino a un collaboratore, per un capo, è routine di tutti i giorni, ma dare del cretino a se stesso non dev’essere così indolore. Il ripasso mattutino del piano B (B come il signor B), pure se supportato da Paolo Bonaiuti, non aiuta. L’immagine di mister Obama e l’amico Putin che fuggono per le scale, sia pure supportati da scorte aitanti, e uscieri di primissimo livello che gridano "di qua! di qua!", non è tale da inorgoglire un padrone di casa. Né l’idea che i terremotati, a poca distanza, indirizzino pensieri malauguranti a quel convivio, contribuisce a rasserenare il signor B.

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