"Mi piace più il mio, di modo di vivere". Nella lunga e bella intervista di Paolo D’Agostini a Nanni Moretti (Repubblica di ieri), la frase apparentemente meno "intellettuale" di Moretti è anche la più significativa. Esprime, secca secca (e anche grazie al prezioso "narcisismo" che ha consentito a Moretti di attraversare questi difficili anni con una invidiabile indipendenza intellettuale) la certezza che si possa stare in una società di massa senza farsi troppo ricattare dalle mode, e condizionare dal terrore di essere in minoranza. "Mi piace più il mio, di modo di vivere": è esattamente il sentimento che è mancato a gran parte della sinistra italiana, e agli italiani di sinistra. L’orgoglio, in overdose, può essere letale, e trasformare ogni orgoglioso in uno spocchioso o in uno stupido. Ma la sua mancanza trasforma in imbelli e in depressi. In vittime dei tempi. Per buttarla in metafora: non è vero per nulla che la Corazzata Potemkin "è una cagata pazzesca". La Potemkin è un film straordinario, e tra vent’anni, quanto saremo (quasi) splendidi ottantenni, la Potemkin ci sarà ancora, le veline no.

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