Tra le reazioni dei dirigenti del Pd all’autocandidatura di Grillo, parecchie brillano per rigidità notarile. L’ostilità politica a Grillo (ovvia conseguenza dell’ostilità politica di Grillo) ci sta tutta, e buona parte degli elettori del Pd la condivide. Ma trincerarsi dietro commi e codicilli non sembra, come dire, all’altezza della situazione. E la situazione è che non solo parecchi elettori e iscritti del Pd, ma anche e soprattutto quei milioni di astenuti che guarderebbero a sinistra se la sinistra guardasse anche a loro, hanno nei confronti dell’attuale classe dirigente del partito un atteggiamento che, rudemente, sintetizzerei così: chiunque, tranne voi. Il quasi mezzo milione di voti alla Serracchiani significa soprattutto questo. Non capirlo, e incaponirsi nella difesa a oltranza di un cursus honorum oramai scaduto (vedi quelli che dicono: la Serracchiani deve prima farsi la sua gavetta, come abbiamo fatto noi da giovani), significa non avere capito che la rivoluzione è alle porte. O la si accetta, e la si vive da protagonisti, o la si rigetta e ci si rinchiude in vecchie stanze oramai consumate dall’attesa. Contando ciascuno i suoi pacchetti di iscritti. Possibile che nessuno, da quelle parti, si chieda: moriremo dorotei?

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