Si sa che i ragazzini sono spontanei e crudeli. E dunque di scolari del Nord che davano del terrone al compagno appena arrivato dal Sud (vedi recenti cronache venete) ce ne sono sempre stati, anche quando l’ostilità di branco ancora non si chiamava mobbing. Ma perfino nell’Italietta impreparata e retrograda del dopoguerra, bastavano il moralismo corrente e la lettura di De Amicis a bollare quegli episodi di meschinità, e di sciocco pregiudizio.
Oggi, terribile a dirsi, a ghignare sui terroni che non si lavano non sono i discoli dell’ultimo banco, ma fior di europarlamentari. E il razzismo, da sempre endemico specie tra i poveri e gli incolti, è divenuto un crisma politico, con fior di partiti che lo incarnano. Questa novità (piuttosto sconvolgente, no? Eppure la registriamo come già avvenuta, ormai…) fa sì che rimettere al loro posto i ragazzini stupidi sia più faticoso e forse anche più inutile. Perché alcuni adulti (adulti di governo, mica si scherza) hanno già provveduto a riempire di significati "etnici", e di dignità politica, ciò che era sempre stato, perfino tra i banchi di scuola, pura ‘gnoranza. Bastava un maestro, neanche di sinistra, a rimettere in riga il burino che insultava. Adesso non basta neanche più fare ricorso a Strasburgo.

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