In un albergo insulare molto elegante, bambini olandesi che strillano in piscina per ore, assordando gli astanti, senza che i genitori si sognino di intervenire. In un ristorante una coppia slava, lui più pensoso, lei molto ciarliera, manifesta le proprie opinioni sul cibo e sulla vita a un volume impressionante, indifferente agli sguardi ostili di un paio di tavoli adiacenti. In un’altra sala due famiglie tedesche ridono fragorosamente all’arrivo di ogni portata, con schiamazzi molteplici e, verso il dessert, un accenno di coro poco nibelungico, molto Oktoberfest. Sul lungomare di Alghero (bellissimo) turisti inglesi scaricati dai charter passeggiano in coorti compatte, con trippe in evidenza e scadente percezione del proprio ingombro, tanto che per passare si deve strisciare lungo i muretti. Bambini biondi che si rincorrono urlando in hall di alberghi, piazzette pedonali, giardini di ristorante svegli fino a notte tarda anche se quattrenni, e dunque nevrastenici di sonno. Insomma, c’è infine una buona notizia, che riscatta in parte le nostre preoccupazioni identitarie: gli stranieri in genere, e perfino i famosi europei dell’Europa civile e benestante, quella settentrionale, sono cafoni esattamente come noi.

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