In una delle sue sedi minori (Milanello) il signor B ha spiegato "la regola fondamentale del giornalismo sportivo: i tifosi vogliono avere conferme, non critiche. Se qualcuno continua a criticare va a finire che i tifosi non leggono più e smettono di comperare quei giornali". Non è per accanirsi con una persona che ha già fatto, contro se stesso, perfino più di quanto era lecito aspettarsi. Ma sono parole, queste, che spiegano ulteriormente, e con una chiarezza esemplare, perché tra il signor B e la democrazia non c’è nesso alcuno. Non sa che cos’è la libertà di stampa, non sa che cos’è la libertà di giudizio, non sa dove risieda la dignità (anche professionale) delle persone. Sa solo dove portano i suoi interessi, come si guadagnano quattrini, come si addomestica e in fin dei conti si compera la libertà degli altri.
Ovviamente (come sa l’ultimo degli allievi dell’ultima scuola di giornalismo) il giornalismo, sportivo e non, è l’esatto contrario del ruolo di portavoce al seguito indicato dal signor B. Vale la pena ripeterlo, nella speranza che l’impressionante dichiarazione del signor B sia stata letta anche da Arrigo Sacchi: che un paio di giorni fa, inspiegabilmente, su questo giornale, definiva Berlusconi "un grande democratico". Questa poi…

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